C’è un bel libro, uscito da non molto, che si intitola Vivo altrove. Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi. Lo ha scritto Claudia Cucchiarato, nata a Treviso nel 1979, che dal 2005 vive a Barcellona. Come lei migliaia di giovani italiani hanno deciso e decidono ogni anno di lasciare l’Italia e andare a vivere altrove. I progetti migratori sono a volte casuali e a volte no, come scrive Claudia nel suo libro, dove racconta le storie di decine di ragazzi e ragazze che non abitano più nel nostro paese. Si può trattare di “fuga dei cervelli” ma anche di “fughe e basta”, di partenze nate dal desiderio di lasciare un’Italia noiosa, immobile, incapace di offrire ai giovani quello che più desiderano: un futuro degno di essere vissuto o almeno un presente che tenga conto dei gusti, dei desideri, dei bisogni di chi ha vent’anni o anche meno.
È sempre stato così? Tutti noi abbiamo impresse nella nostra mente le immagini dei migranti italiani di un tempo, spinti dalla povertà a lasciare la propria terra, costretti a inserirsi in città del nord Italia per lo più ostili nei confronti dei nuovi arrivati o a varcare le frontiere nazionali per sbarcare il lunario in Germania, in Belgio, in Francia e un po’ ovunque anche aldilà dell’oceano. I nuovi emigrati sono però altra cosa: niente valigie di cartone, nessun pianto alla partenza, nessun rimpianto dopo aver raggiunto la propria meta.
Perché si parte oggi? Perché Berlino, Parigi, Barcellona, Madrid, Londra, Oslo o New York, Cairo, Mumbai, Sidney? E perché non vivere a Terni, Catanzaro, Salerno, Ancona, Belluno, Pavia, Aosta e invece scegliere Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Milano o Torino? Da dove nasce la voglia di non stare dove il caso ti ha fatto nascere?
Non abbiamo la pretesa di fornire risposte riguardo al fenomeno nazionale dei “giovani migranti”, ma ci piacerebbe dare il nostro contributo per realizzare una sorta di “mappatura del nomadismo giovanile”, in particolare per quanto attiene alla nostra regione. La Valle d’Aosta, lo abbiamo già ricordato, in tutto il Novecento è stata la meta scelta da veneti, friulani, piemontesi, emiliani, toscani, calabresi in cerca di una vita migliore, ma le sue montagne sono state anche il luogo di partenza di molti valdostani che si sono trasferiti all’estero, specialmente in Francia e in Svizzera, per sfuggire alle asprezze e alle difficoltà della sopravvivenza sulle Alpi.
Oggi la situazione è molto cambiata e la Valle d’Aosta non è certo una regione che non offre ai giovani possibilità di formazione e di lavoro più che accettabili. Eppure da qui, da Aosta e dai paesi di montagna, si continua a partire. Si parte per periodi di studio all’estero, si va via mentre si frequenta l’università grazie al programma Erasmus, ma anche prima e anche dopo si riempie lo zaino e si parte. E talvolta non si ritorna se non ogni tanto per trovare parenti e amici. Perché?
Aiutateci a capire perché i giovani valdostani partono, raccontateci le vostre storie di nomadismo, il vostro desiderio di lasciarvi alle spalle le montagne per andare a vivere nelle grandi città italiane o all’estero, in un’Europa che sempre più risulta essere una “casa comune” in cui sembra facile trovare il posto giusto per sé o in altri continenti di un pianeta che appare sempre più piccolo.
Ci interessano i vostri sogni, le vostre aspirazioni, i vostri progetti di vita. Più che le vostre esperienze “altrove”, noi vorremmo scoprire le vostre motivazioni, i pensieri e le speranze che vi hanno fatto battere il cuore quando avete deciso di comprare un biglietto del treno o di prenotare un volo e andarvene dalla Valle d’Aosta.
Scriveteci, mandateci foto e video. Diteci perché siete partiti dalla Valle d'Aosta o perché vi piacerebbe farlo.
Carissimi!
RispondiEliminasono Valerio Herera, di Pont-Saint-Martin... e sono partito!
Con l'idea di ritornare naturalmente, ma chissà cosa proporrà la vita qui all'estero!
Il discorso sul perchè si parte è assai vario, ognuno ha la sua storia e le sue motivazioni: lavoro, studio, amore...
Se volete potemo approfondire la questione, intanto vorrei accendere la vostra attenzione su di una questione semplicissima: non è vero che "Oggi la situazione è molto cambiata e la Valle d’Aosta non è certo una regione che non offre ai giovani possibilità di formazione e di lavoro più che accettabili. " Certo le condizioni sono più accettabili rispetto a quelle che vivevano i nostri nonni ma peggiori rispetto a quelle dei nostri genitori e soprattutto peggiori rispetto ad altri paesi europei, anche assai vicini, come la Svizzera, in cui oggi lavoro!
Questo è solo l'inizio del discorso, aspetto commenti per continuare la bagarre!!
Ciao ciao